Venere è frutto dell’amore?


“Tutto in questo quadro rievoca la leggerezza, la bellezza del corpo, il risveglio della natura e l’amore di cui Venere è la dea.

Eppure Venere non è nata da genitori che si amavano, anzi il contrario. L’Afrodite greca è frutto della violenza, come è narra la sua storia: Urano, Dio del cielo, e Gaia, la terra, ebbero più figli. Uno di questi, che si chiamava Crono, si ribellò al padre tiranno, li tagliò il pene con un falcetto e lo buttò in mare. Fu così che nacque Venere, figlia del cielo e del mare.

Botticelli la rappresenta in piedi, in una gigantesca conchiglia, mentre approda sull’isola di Citera. Alla sua destra vola Zeffiro, dio del vento di ponente, accompagnato dalla sua sposa Clori, la dea dei fiori. Con suo soffio potente il dio sospinge l’imbarcazione verso terra, sotto una pioggia di rose.

A sinistra della dea appare una delle Ore, le tre figlie di Giove, guardiane dell’Olimpo.

Le tre sorelle rappresentavano anche le tre stagioni, in un’epoca in cui non si distingueva ancora l’autunno dall’inverno. È qui ritratta l’Ora della Primavera, riconoscibile dai fiordalisi che ne decorano l’abito, e dagli anemoni che spuntano ai sui piedi. Indossa anche una collana di foglie di mirto, albero che simboleggia Venere. La primavera porge alla dea dell’amore un drappo rosso a fiori, perché ricopra le sue nudità.

Sullo sfondo, il mare trasmette serenità, come i fiori sulla terra e nel cielo, e i capelli dei personaggi, appena mossi dal vento.

Nella tradizione, Citera diventerà l’isola dell’amore.

Diversi pittori la rappresenteranno tra cui Watteau nel suo Pellegrinaggio a Citera. Eppure, non si può certo dire che Venere sia frutto dell’amore!”

Fonte: Entrate nel quadro!, L’ippocampo

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